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GESU' COME MIO PERSONALE SALVATORE

 

jean kibau  

GIOVANNI RICCIOTTI

Quando le forze mi stavano abbandonando e iniziavo a bere acqua, all’improvviso vidi un bagliore di luce che illuminò l’interno dello scafo e intravidi il punto da dove potevo uscire.

 

Mi chiamo Giovanni Ricciotti, ho 49 anni e sono gelese. Circa 10 anni fa, insieme a mia moglie Elena ed alle mie figlie Irene e Vanessa, ho conosciuto Gesù e l’ho accettato come mio personale Salvatore. Gesù non solo mi ha donato la salvezza della mia anima, ma qualche anno fa ha anche salvato la mia vita da un grave incidente. Era l’11 agosto del 2001 e come tutti gli anni  la mia famiglia si trovava a trascorrere la stagione estiva in contrada Manfria insieme alle sorelle di mia moglie con le loro rispettive famiglie. Essendo amanti di pesca, io e i miei parenti abbiamo un motoscafo e con esso ci dilettiamo nelle sere d’estate a gettare le reti, nella speranza di pescare un po’ di pesce fresco. Quel fatidico giorno venne da noi un pescatore professionista di Porto Empedocle, al quale avevamo affidato tempo addietro la costruzione di una rete da pesca speciale e che doveva istruirci sul come gettarla nel modo migliore. Purtroppo quel giorno il mare era abbastanza agitato e,  siccome la nostra costa ha il fondale molto basso, si formano delle onde molto alte e vorticose che vanno ad infrangersi sulla spiaggia. Io ricordo di avere tentato di convincerlo a non uscire in mare, ma quel pescatore insistette e dovetti acconsentire. Così mettemmo in mare il motoscafo e, insieme a mio nipote, mio cugino e al pescatore, iniziammo a solcare le onde fino a raggiungere il mare più profondo e provare la nuova rete. Tutto proseguì bene fino a quando non decidemmo di tornare indietro, cosa che era diventata difficile e rischiosa perché questa volta dovevamo cavalcare le onde per ritornare a riva. Tutto stava andando per il verso giusto, quando all’improvviso un’onda spinse il motoscafo, mettendolo di traverso e l’onda successiva lo capovolse. Il pescatore e mio cugino furono catapultati fuori, mentre io e mio nipote restammo intrappolati dentro lo scafo. Mio nipote riuscì miracolosamente a trovare una via di fuga, mentre io rimasi imbrigliato nella rete da pesca con il cordone attorcigliato intorno al collo, che mi impediva i movimenti e non mi consentiva in alcun modo di liberarmi. Mi sentii perduto. Trascorsi dei momenti terribili, durante i quali mi vennero alla mente subito mia moglie e le mie figlie, i miei genitori e tutte le persone a me più care. Dissi: “Signore, non permettere che il diavolo vinca. Ti prego, Signore, salvami! Non voglio che le mie figlie rimangano orfane, ma soprattutto, Signore, io Ti voglio conoscere ancora di più e meglio!”. Quando le forze mi stavano abbandonando e iniziavo a bere acqua, all’improvviso vidi un bagliore di luce che illuminò l’interno dello scafo e intravidi il punto da dove potevo uscire. In un attimo mi liberai della rete e uscii fuori dallo scafo ormai esausto e quasi privo di conoscenza. Con grande gioia vidi  i miei parenti che nel frattempo si erano radunati e che erano intenti a cercare inutilmente di sollevare lo scafo. La felicità per il pericolo scampato fu immensa. Dio aveva avuto pietà di me ed io quel giorno lo ringraziai ancora per aver dato la Sua vita sulla croce per me, perché è questo Suo sacrificio che lo seguo e continuerò a seguirlo.

 

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